Al via il trilogo sulla riforma sementiera
Al contrario del processo NGT, quello sulla riforma sementiera offre un terreno ancora in qualche misura aperto, con il trilogo che è iniziato il 3 febbraio 2026. Il Consiglio Europeo entra nel trilogo con un testo (prodotto il 10 dicembre 2025) ben più conservativo di quello del Parlamento (di Aprile 2025), ed in certi passaggi anche di quello della Commissione, e segnato da una chiara volontà di ricondurre molte aperture dentro binari stretti e più “gestibili” dalle amministrazioni nazionali.
I punti su cui le frizioni tra le due istituzioni sono più forti e su cui RSR continuerà a concentrare i propri sforzi di advocacy sono i seguenti:
Perimetro della legge. Il Parlamento sarebbe per limitare il regolamento alle transazioni chiaramente commerciali, escludendo gli scambi che contribuiscono alla conservazione on farm e alla gestione dinamica dell’agrobiodiversità, compreso il lavoro delle reti e le organizzazioni no profit delle sementi. Il Consiglio è decisamente più prudente e incline a stabilire un ambito di applicazione ampio, costellato di deroghe puntuali (per esempio escludendo le banche del germoplasma ma non le reti e organizzazioni sementiere).
Scambio tra agricoltori. Il Parlamento ammette il libero scambio tra agricoltori sia per e sementi che per materiale di propagazione vegetativo e include anche la possibilità di un compenso monetario; il Consiglio riduce il libero scambio alle sole sementi, ammette esclusivamente scambi non monetari ed applica restrizioni in quantità ed area geografica (da definirsi a livello nazionale). Su questo tema è evidente la contrapposizione tra una visione che legittima l’autonomia contadina ed il seme come un diritto, ed un’altra che vede il mondo rurale non industriale come un’eccezione da regolamentare e controllare per non disturbare i meccanismi del mercato.
Varietà da conservazione o locali. Nella posizione del Parlamento europeo, le conservation varieties non sono trattate solo come una categoria in qualche modo “secondaria”, ma come strumenti attivi di conservazione e adattamento, esplicitamente legate alla conservazione dinamica in campo. In quest’ottica, i Parlamentari hanno proposto requisiti tecnici più flessibili e adatti alla natura eterogenea di questi materiali, ed hanno aperto alla registrazione sotto questa categoria anche di materiali “nuovi”, generati da ricerca partecipativa on farm. Il Consiglio ammette requisiti a sé per le conservation varieties, ma le àncora ad un impianto di controllo che resta fortemente centrato sulla tracciabilità amministrativa e sui requisiti delle varietà “standard”, riducendo tra l’altro la lista di specie che si possono iscrivere come “newly bred conservation varieties” (selezionate ex novo da reti e agricoltori).
Riguardo al trilogo è necessario essere realistici: sarà un processo di compromesso, nel quale alcune aperture della posizione del Parlamento saranno quasi inevitabilmente ridimensionate sotto la pressione di interessi nazionali, industriali e di un approccio più restrittivo dei rappresentanti degli Stati Membri riuniti nel Consiglio. Ciò che ci si può augurare è che il Parlamento riesca a difendere almeno alcune delle loro aperture, mantenendo così dei margini fondamentali di autonomia per la circolazione dell’agrobiodiversità e l’innovazione locale, dal basso. È su questi margini che Rete Semi Rurali concentrerà il proprio lavoro politico e di alleanza nei prossimi mesi. |