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semiLEGALI #012

Rete Semi Rurali promuove la gestione dinamica e collettiva della diversità agricola.
Per una transizione agroecologica della nostra agricoltura.

A ogni terreno il seme, a ogni seme il suo terreno!

semiLEGALI è la Newsletter di Rete Semi Rurali dedicata a legislazione e politiche su sementi e agrobiodiversità.

Newsletter 12/ 2026 - Febbraio

Ciao

 

(Quasi) chiusa la partita NGT

Il regolamento sulle NGT languiva nel trilogo da ormai molti mesi (vedi SemiLegali n11) ma nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2025 le tre istituzioni coinvolte hanno raggiunto un accordo politico provvisorio su molti aspetti del testo, definendo:

  • il regime per piante NGT1 e NGT2;

  • l’etichettatura differenziata (NGT1 senza etichetta per il prodotto, ma con
    etichetta per i semi; NGT2 con etichetta lungo tutta la filiera) ;

  • la possibilità per gli Stati membri di vietare la coltivazione di NGT2 sul proprio territorio;

  • criteri che escludono certi tratti (come tolleranza a erbicidi) dalla categoria NGT1;

  • regole sulla trasparenza dei brevetti (database pubblico su varietà NGT con informazioni sull’esistenza dei brevetti, e studi per valutare, e.g., l’impatto dei brevetti NGT su agricoltori e selezionatori e sull’accesso alle sementi).

Come nelle attese, l’accordo segna un deciso rafforzamento dell’approccio scientifico
riduzionista e di quello industriale e brevettuale all’innovazione, lasciando pochi margini di inversione di rotta.

Nonostante appaia politicamente chiuso, l’accordo è  considerato provvisorio, in quanto deve essere formalmente approvato dal Parlamento e dal Consiglio probabilmente tra Marzo e Aprile 2026. Se il regolamento passa, è prevista una fase strutturata di studio, monitoraggio e possibile revisione, soprattutto sui temi dei brevetti, la tracciabilità e gli effetti sul biologico — ma senza fermare l’applicazione iniziale delle regole.

Al via il trilogo sulla riforma sementiera

Al contrario del processo NGT, quello sulla riforma sementiera offre un terreno ancora in qualche misura aperto, con il trilogo che è iniziato il 3 febbraio 2026. Il Consiglio Europeo entra nel trilogo con un testo (prodotto il 10 dicembre 2025) ben più conservativo di quello del Parlamento (di Aprile 2025), ed in certi passaggi anche di quello della Commissione, e segnato da una chiara volontà di ricondurre molte aperture dentro binari stretti e più “gestibili” dalle amministrazioni nazionali.

I punti su cui le frizioni tra le due istituzioni sono più forti e su cui RSR continuerà a concentrare i propri sforzi di advocacy sono i seguenti:

Perimetro della legge. Il Parlamento sarebbe per limitare il regolamento alle transazioni chiaramente commerciali, escludendo gli scambi che contribuiscono alla conservazione on farm e alla gestione dinamica dell’agrobiodiversità, compreso il lavoro delle reti e le organizzazioni no profit delle sementi. Il Consiglio è decisamente più prudente e incline a stabilire un ambito di applicazione ampio, costellato di deroghe puntuali (per esempio escludendo le banche del germoplasma ma non le reti e organizzazioni sementiere).

Scambio tra agricoltori. Il Parlamento ammette il libero scambio tra agricoltori sia per e sementi che per materiale di propagazione vegetativo e include anche la possibilità di un compenso monetario; il Consiglio riduce il libero scambio alle sole sementi, ammette esclusivamente scambi non monetari ed applica restrizioni in quantità ed area geografica (da definirsi a livello nazionale). Su questo tema è evidente la contrapposizione tra una visione che legittima l’autonomia contadina ed il seme come un diritto, ed un’altra che vede il mondo rurale non industriale come un’eccezione da regolamentare e controllare per non disturbare i meccanismi del mercato.

Varietà da conservazione o locali. Nella posizione del Parlamento europeo, le conservation varieties non sono trattate solo come una categoria in qualche modo “secondaria”, ma come strumenti attivi di conservazione e adattamento, esplicitamente legate alla conservazione dinamica in campo. In quest’ottica, i Parlamentari hanno proposto requisiti tecnici più flessibili e adatti alla natura eterogenea di questi materiali, ed hanno aperto alla registrazione sotto questa categoria anche di materiali “nuovi”, generati da ricerca partecipativa on farm. Il Consiglio ammette requisiti a sé per le conservation varieties, ma le àncora ad un impianto di controllo che resta fortemente centrato sulla tracciabilità amministrativa e sui requisiti delle varietà
“standard”, riducendo tra l’altro la lista di specie che si possono iscrivere come “newly bred conservation varieties” (selezionate ex novo da reti e agricoltori).

Riguardo al trilogo è necessario essere realistici: sarà un processo di compromesso, nel quale alcune aperture della posizione del Parlamento saranno quasi inevitabilmente ridimensionate sotto la pressione di interessi nazionali, industriali e di un approccio più restrittivo dei rappresentanti degli Stati Membri riuniti nel Consiglio. Ciò che ci si può augurare è che il Parlamento riesca a difendere almeno alcune delle loro aperture, mantenendo così dei margini fondamentali di autonomia per la circolazione dell’agrobiodiversità e l’innovazione locale, dal basso. È su questi margini che Rete Semi Rurali concentrerà il proprio lavoro politico e di alleanza nei prossimi mesi.

La Newsletter ha ricevuto
il sostegno della
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